A metà tra un blog e un manuale di sopravvivenza
Un modo come un altro per uscire indenni dal fastidio della vita quotidiana.
Considerato l'elenco delle svariate categorie di persone con le quali non riesco a rapportarmi:
- commesse dei negozi in franchising
- venditori di mobili
- il mio portinaio
- meccanici auto
- mia madre
Ne consegue l'impossibilità di portare a termine i seguenti compiti:
- comprare un paio di calzini di una marca ben precisa
- acquistare il letto nuovo
- chiedere istruzioni sul colore per ridipingere la ringhiera
- portare l'auto a fare il tagliando
- fare gli auguri per la festa della mamma.
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Sabato scorso non mi sono potuta sottarre all'evento organizzato
rigorosamente su Facebook dal coinquilino,
che dopo una lunga parentesi romana è tornato a farmi visita.
Non essendo su Facebook ovviamente io l'ho saputo solo perchè lui abita con me.
La verità è che non sono mai stata adatta alla vita da aperitivo milanese.
Anche quando ero all'università mi mancavano tutti i prerequisiti fondamentali
per essere una ragazza da aperitivo: abbigliamento ggiovane,
sorriso svanito e quel "ciaaaaoooooo!!!!!!",
urlato con un tono che lascia intendere solo: "Non mi ricordo come ti chiami,
forse non ti ho mai nemmeno visto, ma sono felice che tu sia qui".
Essendo oltretutto priva di tatuaggi o piercing da esibire, ma solo portatrice di occhiali fuori moda, non avevo alcuna speranza di mimetizzarmi nella gioventù da aperitivo.
Con gli anni non sono cambiata, continuo a preferire vino e slowfood a spritz e fingerfood.
Il coinquilino mi ha dato anche la facoltà di scelta del locale,ma quando ho risposto: "Non saprei..dove c'è meno gente?" si è piegato dal ridere: dovrei sapere che "meno gente" non è un concetto applicabile ai locali da aperitivo.
I tavolini sono perennemente strapieni e la gente è assiepata ovunque intorno al locale.
Che poi io son strana, non esito a sedermi sugli scalini del lungomare
di Genova a mangiare pesciolini fritti con le mani, però mi procura un fastidio dell'anima
dovermi sedere per terra con in mano il cocktail annacquato ma dignitosamente decorato che l'uomo di turno (non sia mai che io mi metta a sgomitare per raggiungere il bancone)
si è conquistato dopo una coda di mezz'ora e soprattutto pagandolo 8 euro.
E poi, si fa presto a dire che all'aperitivo milanese la consumazione è cara,
però di buono c'è che puoi cenare..perchè al di là del fatto che procurarsi del cibo
significa fare un'altra mezz'ora di coda, mi viene sempre in mente quel servizio
televisivo in cui venivano messe in piazza le analisi sanitarie
fatte sul cibo sottratto agli aperitivi: improvvisamente non ho più fame.
L'unica cosa interessante dell'aperitivo è guardarsi intorno e osservare la varia umanità.
Vedo una biondina informare con occhio languido il cameriere carino di essere al 4° mojito.
Della serie "il fegato non mi ringrazierà ma gli ormoni sì..."
Vedo la proprietaria della smart parcheggiare davanti a un passo carraio,
discutere con un vecchietto che deve uscire di casa e pretendere pure di avere ragione.
Vedo donne su tacco 9cm e in minigonna 9cm avanzare con una potente falcata
che conferisce loro la grazia di giocatori di rugby.
Vedo gruppetti di uomini sulla quarantina avvicinarsi, guardarsi in giro e,
stabilito che 'non c'è figa', voltarsi e andare via.
E così, dopo la certezza di non appartenere alla specie 'Humanoides aperitiviensis'
mi rassegno a non far parte nemmeno della categoria generica 'Figa'. Che peccato.
Saranno gli anni, o forse le scarpe? In effetti improvvisamente sento la mancanza del tacco 9cm.
Ma solo perchè da qualche settimana a questa parte provo randomicamente il desiderio irrefrenabile di essere dentro una milonga tra le braccia di uno sconosciuto e il sottofondo di 'Soledad'.
Voglia di lavorare: zero.
Voglia di ragionare: zero.
Voglia, in generale: zero...

Non amo le feste di compleanno, nemmeno quando è il mio; ma a lei gli auguri li devo proprio fare.

Riuscire a dormire 12 ore in un giorno infrasettimanale è un'esperienza da non sottovalutare.

E' con sommo orgoglio che Bellystar annuncia il proprio contributo ad uno dei blog più stupefacenti accolti dalla rete: il blog del Suicidatore.
Suicidio n.293: Unico testimone, la Luna piena
Suicidio n.299: Squola
Suicidio n°334: Un amore cieco
Il mio ufficio era da sempre privo del numero di stanza, il che ci costringeva a dare indicazioni complicate su come trovarci, così una collega ieri sera ha pensato di imprimere la scritta 'Area 51' fuori dalla porta.
Da domani ci sarà anche un banchetto con un manichino coperto da un lenzuolo, e tutti noi avremo mascherine e camici verdi. E' una vita meravigliosa.
Signori della Corte, sapete cosa vi dico?
Che l'eutanasia sia concessa anche ai malati terminali dell'anima.
Solo su espressa richiesta, ovviamente.
E nessuna pietà, vi chiedo, nessuna pietà per gli stupratori del cuore.
A prescindere.